Caciara alla Camera
Fuori un modesto picchetto di contestatori tenuti a distanza dal Palazzo, bandiere fianiane e dipietriste per la prima volta insieme. Dentro, al primo voto segreto della giornata, su un emendamento dipietrista, sei anonimi voti dell’opposizione sono passati alla maggioranza. Silvio Berlusconi ha incassato il “sì” della Camera al processo breve, da oggi all’esame del Senato con corsia preferenziale e tempi contingentati. Una maggioranza disciplinata e stakanovista – tutti presenti ministri compresi – contro un’opposizione armata di Costituzione ma impotente e troppo nervosa.
16 AGO 20

Fuori un modesto picchetto di contestatori tenuti a distanza dal Palazzo, bandiere fianiane e dipietriste per la prima volta insieme. Dentro, al primo voto segreto della giornata, su un emendamento dipietrista, sei anonimi voti dell’opposizione sono passati alla maggioranza. Silvio Berlusconi ha incassato il “sì” della Camera al processo breve, da oggi all’esame del Senato con corsia preferenziale e tempi contingentati. Una maggioranza disciplinata e stakanovista – tutti presenti ministri compresi – contro un’opposizione armata di Costituzione ma impotente e troppo nervosa. “Lei è il peggiore presidente della Camera della storia”. Nella notte tra martedì e mercoledì, prima di scusarsi e di essere corretto dal proprio capogruppo, il segretario d’Aula del Pd, Roberto Giachetti, si è rivolto così a Gianfranco Fini impegnato a far rispettare i regolamenti parlamentari.
L’opposizione esaurisce il proprio tempo di replica: declinato l’ostruzionismo in Aula, dalle parti del centrosinistra nel corso della giornata si è progressivamente sviluppato un aggressivo senso di impotenza. “La strage di Viareggio andrà in prescrizione. Pdl e Lega, nella foga di far evitare a Berlusconi i processi che lo riguardano, hanno deciso di trasformare l’Italia nel paese delle tragedie impunite”, ha detto il governatore democrat della Toscana, Enrico Rossi, sostenuto da molti parlamentari del Pd ieri stretti intorno ai familiari delle vittime riuniti di fronte Montecitorio. Semplice ignoranza oppure uso strumentale del tragico caso di cronaca (come ha sostenuto il Pdl)? Come oggi scriverà anche l’edizione fiorentina del Corriere della Sera, la prescrizione per i capi di imputazione più gravi del processo di Viareggio non avverrà prima del 2032 e, per l’omicidio colposo plurimo, nel 2044. Lo hanno confermato personalmente ai familiari anche i parlamentari toscani del Pdl Massimo Parisi, Deborah Bergamini, Alessio Bonciani e Riccardo Mazzoni.
L’opposizione esaurisce il proprio tempo di replica: declinato l’ostruzionismo in Aula, dalle parti del centrosinistra nel corso della giornata si è progressivamente sviluppato un aggressivo senso di impotenza. “La strage di Viareggio andrà in prescrizione. Pdl e Lega, nella foga di far evitare a Berlusconi i processi che lo riguardano, hanno deciso di trasformare l’Italia nel paese delle tragedie impunite”, ha detto il governatore democrat della Toscana, Enrico Rossi, sostenuto da molti parlamentari del Pd ieri stretti intorno ai familiari delle vittime riuniti di fronte Montecitorio. Semplice ignoranza oppure uso strumentale del tragico caso di cronaca (come ha sostenuto il Pdl)? Come oggi scriverà anche l’edizione fiorentina del Corriere della Sera, la prescrizione per i capi di imputazione più gravi del processo di Viareggio non avverrà prima del 2032 e, per l’omicidio colposo plurimo, nel 2044. Lo hanno confermato personalmente ai familiari anche i parlamentari toscani del Pdl Massimo Parisi, Deborah Bergamini, Alessio Bonciani e Riccardo Mazzoni.
Eppure, nonostante tutto, il clima dentro Montecitorio ieri non è mai stato da “scontro finale” (copyright Repubblica) tra berlusconiani e antiberlusconiani: il vero tramestio ha attraversato le file delle opposizioni: la polemica notturna con Fini, la distanza tra Pd e Idv, la gestione dell’Aula da parte della vicepresidente della Camera Rosy Bindi (Pd), i distinguo dell’Udc. Malumori difficili da decifrare, interni forse alle file sdrucite di Fli, o forse a quelle del Pd, ma tuttavia significativamente precipitati in occasione del primo voto a scrutinio segreto con la maggioranza che, attestata fino a quel momento su quota 310 voti, ha improvvisamente registrato – tra esplosioni di ilarità nel Pdl – 316 voti sul tabellone d’Aula. L’ala di Fli, il partito di Fini, che fa riferimento a Italo Bocchino ha immediatamente accusato di tradimento i deputati legati agli scontenti Adolfo Urso e Andrea Ronchi; mentre alcuni sospetti dei colleghi si sono addensati sui parlamentari democrat solitamente più polemici con l’Idv di Antonio Di Pietro (firmataria dell’emendamento bocciato con sei voti in più). Chissà.
Sia il Pd sia Fli hanno registrato anche delle assenze (più e meno giustificate) che nel corso della giornata – specie quando è apparso chiaro, sin dal pomeriggio, che la maggioranza avrebbe avuto i numeri – hanno alimentato il nervosismo e diffuso miasmi tra le diverse anime dei due partiti di opposizione. Riunitisi, assieme all’Idv, soltanto nel gridare “P2! P2!” al capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che nella propria dichiarazione di voto aveva detto: “Dal 1994 Berlusconi è sottoposto a un inusitato bombardamento giudiziario. Non ci faremo processare nelle piazze”.
L’iter della prescrizione breve passa adesso al Senato dove tuttavia il centrodestra ritiene di poter andare più svelto che alla Camera: la maggioranza è più solida, più numerosa, sono molti meno i senatori che siedono anche al governo e le opposizioni possono contare su due soli gruppi parlamentari (dovrebbero risultare meno efficaci le prevedibili operazioni ostruzionistiche). La giornata è stata un faticoso successo per Berlusconi in Parlamento, ma anche nel governo: Giulio Tremonti, in conferenza stampa, dopo aver presentato i conti pubblici in Cdm, ha per la prima volta pronunciato le parole “riforma del fisco”. Un gesto considerato di appeasement, di alleggerimento, nei rapporti tra il ministro, il premier, e il resto della compagine di governo nei gorni scorsi particolarmente immusonita nei confronti di Tremonti.
Sia il Pd sia Fli hanno registrato anche delle assenze (più e meno giustificate) che nel corso della giornata – specie quando è apparso chiaro, sin dal pomeriggio, che la maggioranza avrebbe avuto i numeri – hanno alimentato il nervosismo e diffuso miasmi tra le diverse anime dei due partiti di opposizione. Riunitisi, assieme all’Idv, soltanto nel gridare “P2! P2!” al capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che nella propria dichiarazione di voto aveva detto: “Dal 1994 Berlusconi è sottoposto a un inusitato bombardamento giudiziario. Non ci faremo processare nelle piazze”.
L’iter della prescrizione breve passa adesso al Senato dove tuttavia il centrodestra ritiene di poter andare più svelto che alla Camera: la maggioranza è più solida, più numerosa, sono molti meno i senatori che siedono anche al governo e le opposizioni possono contare su due soli gruppi parlamentari (dovrebbero risultare meno efficaci le prevedibili operazioni ostruzionistiche). La giornata è stata un faticoso successo per Berlusconi in Parlamento, ma anche nel governo: Giulio Tremonti, in conferenza stampa, dopo aver presentato i conti pubblici in Cdm, ha per la prima volta pronunciato le parole “riforma del fisco”. Un gesto considerato di appeasement, di alleggerimento, nei rapporti tra il ministro, il premier, e il resto della compagine di governo nei gorni scorsi particolarmente immusonita nei confronti di Tremonti.